Il monitoraggio idrologico getterà le basi per modelli predittivi a lungo termine:

La data di inizio delle misure è il 4 agosto 2024, da allora si hanno a disposizione i dati di livello ogni 10 minuti. aggregando questo dato a scala oraria e reperendo i dati di monitoraggio di precipitazione e temperatura della vicina stazione metereologica di Arpa Lombardia dell’Alpe Entova emergono delle informazioni interessanti:

Serie temporale di: Livello idrico del torrente Ventina (ciano) rilevata da stazione idrometrica SGL. Serie temporale della temperatura dell’aria a 2 m dal suolo (rosso), e precipitazione (blu) osservate presso la stazione meteorologica di Alpe Entova (Arpa Lombardia).

Confronto tra i dati orari di livello idrico (ciano) e temperatura dell’aria (rosso) nel periodo 7-16 Agosto 2025.
Molteplici sono le ragioni che ci hanno fatto propendere alla scelta del sito di monitoraggio. In particolare sottolineiamo:

L’installazione di un sensore di monitoraggio continuo dei livelli del torrente Ventina ha numerose finalità, da quelle più prettamente idrologiche a quelle più strettamente glaciologiche:

Idrogramma tipico di un bacino dominato dalla dinamica nivo-glaciale con suddivisione nelle sue componenti essenziali.
La stazione idrometrica di monitoraggio dei livelli del torrente Ventina è stata installata in corrispondenza di un ponte pedonale in legno, ubicato tra i rifugi Porro e Ventina, nell’omonima valle in Alta Valmalenco. La stazione è costituita da:


Tra le tracce più importanti lasciate in questo settore troviamo sicuramente le rocce montonate: dossi rocciosi, sormontati in passato dal ghiacciaio che ha smussato tutte le asperità.
Risultano lisce, arrotondate e striate dall’azione erosiva del ghiacciaio, sottoposte ai due meccanismi principali dell’erosione glaciale: l’abrasione e lo sradicamento (plucking).
Una delle più importanti è avvenuta a partire dagli anni ‘60 del ‘900. Le temperature si abbassano gradualmente per circa 20 anni, riportandosi su valori del tutto simili a quelli della fine dell’800, con inverni freddi e nevosi ed estati ricche di precipitazioni, con la neve che ammantava le Alpi anche nei mesi di luglio e agosto.
LA FREDDA E NEVOSA FASE TRA IL 1960 E LA METÀ DEGLI ANNI ‘80
La fronte avanza di oltre 115 metri in pochi anni
Grazie alle rilevazioni effettuate sul ghiacciaio del Ventina, sappiamo che questo raffreddamento favorì la principale (e ultima) pulsazione glaciale del XX secolo. La fronte riprende ad avanzare: dal 1973 al 1989 di oltre 115 metri, molti dei quali fra il 1972 e il 1978 (+77 metri).
Si distingue dalle altre evidenze glaciali in quanto assume una forma pronunciata ed allungata rispetto alla morfologia circostante, disponendosi lungo quello che è stato il margine del ghiacciaio.
In questo settore possiamo vedere una morena laterale (o di sponda): si tratta di cordoni detritici localizzati sul margine idrografico destro del ghiacciaio. Perché i detriti possano scivolare lungo i fianchi è necessario che il ghiacciaio sia in una fase di rigonfiamento. Queste morene vengono quindi create durante le fasi di espansione glaciale e le loro dimensioni sono tanto maggiori quanto più intensa è stata la fase positiva. In questo caso la morena è stata edificata dal ghiacciaio durante la Piccola Età Glaciale e in particolare durante le pulsazioni avvenute nel 1600 e nel 1800.
Osservando il dislivello tra il filo della morena storica ed il fondovalle, sarà possibile valutare lo spessore della lingua del ghiacciaio che, ancora agli inizi del 1900, in questa zona era superiore ai 100 metri.
Proprio grazie alla regolarità della crescita, è possibile determinare l’età di un lichene sulla base del diametro del suo tallo e da questo risalire poi al tempo di esposizione della roccia che lo ospita (lichenometria).
Le specie che si prestano a questo scopo sono quelle a crescita lenta e radiale come il cosiddetto lichene geografico, molto diffuso sulle rocce silicee della zona alpina. È caratterizzato da un tallo giallo-verdastro macchiato di chiazze nerastre, che ricorda appunto una carta geografica. Questi licheni su superfici rocciose stabili, possono vivere centinaia se non addirittura migliaia di anni.
La dimensione dei licheni presenti sui massi delle baite o su una frana datata storicamente sono utilizzati per calcolare il tasso di accrescimento annuo locale che in genere varia fra 0,3 e 0,9 mm all’anno. Una volta calcolato questo importante valore è possibile datare le morene deposte dai ghiacciai che testimoniano fasi di avanzate nel passato.
Basandosi sullo sviluppo dei licheni, il Prof. Orombelli nel 1987 ha ipotizzato che la morena più esterna risalga al XVII secolo mentre quella interna alla prima metà del XIX secolo. Questo punto rappresenta la massima espansione del ghiacciaio degli ultimi 10.000 anni.
Uno dei metodi utilizzati durante le campagne glaciologiche è il rilievo fotografico. Questa tecnica permette di restituire immediatamente i cambiamenti dinamici ai quali i ghiacciai sono sottoposti anche da un anno con l’altro, permettendo così all’osservatore di eseguire un’attenta e oggettiva analisi.
La fotografia ha il merito di fermare il tempo nell’attimo in cui scattiamo e donare eternità al paesaggio che tanto ci affascina come quello dei ghiacciai.
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